Gli ingredienti della musica
L’intervallo
Ciao a tutti e bentornati nella nostra rubrica di pillole musicali!
Vi siete mai chiesti com’è costruito un brano? Ecco, diciamo che è come una ricetta, ogni ingrediente ha il suo sapore ma soprattuto ha il suo utilizzo e scopo ben preciso. In questa mini-serie daremo un occhio alla grande ricetta che è la musica!
In questo meraviglioso piatto, gli ingredienti sono sempre loro, le note, ma quello che impreziosisce la pietanza e da il vero sapore è il rapporto tra queste: ecco, questo rapporto si chiama intervallo.
Un’intervallo non è altro che la distanza effettiva tra due note. La distanza più piccola tra due note vicine è detto semi-tono mentre la più grande, indovinate un po’…esatto, tono! Tutte le note hanno un tono di distanza tra loro, tranne quegli intervalli chiamati semitoni diatonici e cromatici: diatonico vuol dire semplicemente che hanno nomi diversi (tra mi e fa c’è un semitono, cosi come tra do e si) mentre cromatico vuol dire che le note hanno lo stesso nome (do-do diesis oppure si-si bemolle). Il diesis e il bemolle funzionano un po’ come le spezie: vanno ad insaporire e variare leggermente quello che già c’è. In particolare, il bemolle abbassa di un semitono (ora sappiamo cos’è) la nota, mentre il diesis lo alza.
Facciamo però ora qualche esempio su come identificare un’intervallo, prendiamo come esempio la scala di Do maggiore (cos’è una scala? Lo vedremo nel prossimo articolo!) e prendiamo anche le nostre dita, preparandoci a contare: do-re-mi-fa e cosi via fino ad arrivare di nuovo a do… prendiamo ad esempio due note a caso, do e mi! Bene, apriamo la mano e contiamo quante note ci sono da do a mi: do (1) re (2) mi (3) ecco il nostro risultato! Ci sono 3 note, questo intervallo si chiama quindi intervallo di terza. E cosi sarà per tutte le altre, tra do e sol ce ne sono 5 e quindi intervallo di quinta, tra fa e si ce ne sono 4 e quindi intervallo di quarta ecc ecc.

Per essere dei veri chef bisogna conoscere a fondo i propri ingredienti, ed ecco che allora gli intervalli hanno delle specifiche sonore, ovvero “come suonano”… per capirci, se all’ascolto “suonano bene” si diranno consonanti e, se invece sono quasi sgradevoli, si diranno dissonanti: ecco allora che tutti gli intervalli di prima (i cosiddetti unisoni), le quarte, le quinte e le ottave sono consonanze perfette (ovvero quando le ascolti sei soddisfatto, suonano proprio bene insieme) le terze e le seste sono consonanze imperfette (sei soddisfatto eh, ma ti senti un po' instabile) e le seconde e le settime sono dissonanze (insomma, quando le ascolti realizzi che avresti preferito fare altro).
Un’ulteriore cosa da sapere prima di poter consumare il nostro piatto, è che questa pietanza potrebbe farci felici o commuoverci a tal punto di piangere di tristezza e tutto ciò è dovuto alla cosiddetta qualità dell’intervallo: essi infatti si dividono in Giusti, Maggiori, Minori, diminuiti ed aumentati. Ma andiamo con ordine: gli intervalli cosiddetti giusti (perfect in inglese) sono quelli più stabili, quelli che quasi ci fanno sentire al sicuro e stiamo parlando degli unisoni, le quarte, le quinte e le ottave. Questi intervalli, se modificati (ovvero se vengono stretti o allargati con una alterazione, cioè banalmente se c’è una nota in più o in meno tra le note) non passano dal via, ovvero non diventano maggiori o minori, vanno diretti alla nomenclatura di diminuito o aumentato!
Facciamo qualche esempio: Do-Sol, contiamo e scopriamo che è una quinta, le quinte rientrano nel gruppo degli intervalli “giusti” e quindi eccoci qui con il nome completo di questo intervallo: Intervallo di quinta giusta! Ma se a questo intervallo mettessimo un diesis? Ecco, diventerebbe do-sol diesis… contiamo, do-re-mi-fa-sol diesis, il diesis alza la nota sol di un semitono, come abbiamo visto aumentando di fatto la distanza tra do e sol, quindi l’intervallo è più largo: ecco che la quinta diventa aumentata, appunto! Gli intervalli giusti quindi non si chiameranno mai maggiori o minori, diventano direttamente o aumentati o diminuiti. Discorso diverso se parliamo della categoria degli intervalli cosiddetti maggiori, che sono quelli più felici e brillanti, e parliamo di seconda terza, sesta e settima. Questi, se stretti (per esempio do-mi che è una terza maggiore, diventasse do-mi bemolle l’intervallo si stringerebbe e diventerebbe una terza minore, che all’ascolto suona triste.) se allargati invece, anch’essi diventerebbero aumentati.
Un particolare tipo di intervallo è il cosiddetto Tritono, intervallo così aspro all’ascolto che nel medioevo veniva chiamato “diabulus in musica”, il diavolo nella musica: è un intervallo composto da tre toni (fa-si, per esempio) e, oltre ad essere ostico da intonare, se suonate insieme le note del tritono risultano sgradevoli, motivo per il quale è usato con molta cautela.

Ecco che allora abbiamo accesso i fornelli e preparato gli ingredienti principali per “cucinare” un brano: non perdetevi i prossimi articoli per scoprire come questi ingredienti si mescolano per creare dei capolavori!