La scala
Ciao a tutti e bentornati nella nostra rubrica di pillole musicali! Oggi continuiamo con la nostra grande ricetta, quella della costruzione di un brano, e vediamo un ingrediente fondamentale: la scala!
Come abbiamo visto precedentemente , gli intervalli sono la distanza che esiste tra due note; la scala è formata da queste distanze messe in ordine. Possiamo quindi dire che una scala è una successione ordinata di suoni, di note (e quindi di intervalli).
Come per gli intervalli, anche le scale hanno le loro “qualità”, i loro “sapori”. Abbiamo le scale maggiori, le minori, le napoletane ecc ecc… vediamole tutte! Le scale come abbiamo detto sono successioni di suoni che, inseriti in una scala, prendono il nome di gradi: questi gradi hanno una funzione precisa, che vedremo nelle prossime pillole, ma iniziamo a vederne i nomi:
-il primo grado, il primo suono, si chiama tonica.
- il secondo sopratonica
-Il terzo si sente nobile, ha una marea di nomi: mediante, modale o caratteristica
-abbiamo poi la sottodominante
- la dominante
-la sopradominante
-il settimo, in base alla distanza che ha dalla tonica, ha due nomi: se dista un tono si chiamerà sottotonica e se dista un semitono si chiamerà sensibile.
- avremo poi la tonica e cosi via a ricominciare.

La scala maggiore prende il nome dalla distanza (intervallo) che intercorre tra la tonica e la mediante, ovvero una terza maggiore, un intervallo aperto e “chiaro”, felice. Questo tipo di intervallo è proprio tipico della scala maggiore, ma da solo non basta per determinare il fatto che sia maggiore: infatti, questo tipo di scala ha una sequenza ben precisa di toni e semitoni da seguire, che è il seguente: 2 toni 1 semitono 3 toni e un semitono finale. Ecco che abbiamo la struttura completa di una scala maggiore! Un tipo di scala che conosciamo tutti, proprio tutti! É esattamente quella che cantiamo tutti quando ci viene chiesto “cantami una scala” e, di riflesso, cantiamo una scala maggiore.
La scala minore, invece, soffre un po’ di personalità multiple: ha delle sue varianti, tra le quali la variante armonica, quella melodica, la cosiddetta bachiana e la variante napoletana. Ma andiamo con ordine.
La scala minore “naturale” è, a differenza della maggiore, di carattere triste e non cosi brillante. La sua particolarità sta proprio nell’intervallo di terza minore che intercorre tra la tonica e la sua mediante, e la sequenza di toni e semitoni è la seguente: 1 tono, 1 semitono, 2 toni 1 semitono 2 toni (per capirci, prendiamo la scala di la minore= la-si-do-re-mi-fa-sol-la). Le cose cambiano immediatamente perché, come vedremo, prerogativa fondamentale è la presenza della sensibile! Tra fa e sol allora ci sarà un tono e mezzo, in quanto sol diventerà sol diesis, e tra sol diesis e la un semitono, creando appunto il rapporto di sensibile.
Se, quindi, una scala minore naturale ha il rapporto di sensibile, si chiamerà scala minore armonica (la-si-do-re-mi-fa-sol diesis-la). La scala minore armonica è quindi una minore naturale con il settimo grado alzato di mezzo tono. Questa variante scalare, che rimane uguale sia in senso ascendente che discendente, avrà un “sapore” arabeggiante, dato dall’intervallo di seconda aumentata tra sesto e settimo grado.
Aggiungiamo ora una seconda alterazione, e questa volta la aggiungiamo al sesto grado (il Fa, se prendiamo sempre il nostro la minore come esempio): ecco che allora, se, oltre al settimo, alziamo di mezzo tono anche il sesto grado abbiamo una scala minore melodica! Questa variante però in modo discendente cambia: se nella salita abbiamo il fa diesis e il sol diesis (in la minore), nella discesa è identica alla scala minore naturale. Se volessimo mantenere sesto e settimo grado alterati anche nella discesa, il nome della scala diventerà Bachiana.
Infine, abbiamo la scala napoletana! Questo tipo di scala non è altro che una minore armonica con il secondo grado abbassato di mezzo tono. Questo crea un colore completamente diverso, di uso frequente nella scuola operistica napoletana.
Le scale maggiori e minori, inoltre, è come se fossero imparentate: sono parenti che si vedono spesso e c’è un modo preciso per stabilire il loro grado di parentela; prendiamo come esempio do maggiore e la minore, queste due scale si dicono relative. La minore infatti è la relativa minore di Do maggiore e si trova esattamente una terza minore sotto la tonica di Do. Ecco allora come si trovano le relative minori! Basta guardare una terza minore sotto la tonica della scala che ci interessa.
Ogni scala ha poi una sua armatura di chiave, che ne stabilisce non solo la giusta sequenza di toni e semitoni (come abbiamo visto all’inizio) ma ne decide anche la tonalità; eh già, infatti non è raro sentire “questo brano è nella scala di Re maggiore” ma non è precisamente corretto: infatti si dice che un brano è nella Tonalità di Re maggiore, ma non vi preoccupate, delle tonalità ci occuperemo per bene in un prossimo articolo!
Stiamo finalmente iniziando a mettere i primi ingredienti nella nostra ricetta, non perdetevi i prossimi articoli!
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Gli ingredienti della musica 3
L'accordo Ciao a tutti e bentornati nella nostra rubrica di pillole musicali! Oggi continuiamo la nostra ricetta con un nuovo ingrediente fondamentale, gli accordi! Abbiamo visto in uno scorso articolo come si costruiscono e analizzano gli intervalli: andate assolutamente a recuperarlo perché oggi è di fondamentale importanza per