Ma cos'è una messa?
Tutti nella nostra vita siamo, in un modo o nell'altro, entrati in chiesa per assistere a una messa.
Ma di fatto...cos'è una messa?

Bentornati amici alla rubrica dedicata alle nostre pillole musicali!
Partiamo dall’inizio: la messa esiste praticamente da sempre, sin dai primi anni del cristianesimo, pensate che è cosi antica che risale addirittura a prima dell’invenzione della notazione musicale! Religiosamente parlando quindi è la celebrazione principale della liturgia cristiana cattolica e, in musica, è una delle forme più importanti della musica sacra occidentale. Ma come mai durante una funzione religiosa, quindi di importanza sacra e devozionale, si eseguiva della musica? Il motivo più banale è che la musica serviva a memorizzare meglio i vari momenti della funzione e a ricordare con più facilità i passi da recitare durante essa, ma non solo! Nella tradizione cristiana, si dice spesso che “cantare è un modo più intenso di pregare”, ed ecco che quindi, in un momento devozionale, la musica avvicina maggiormente a Dio di quanto possa fare la semplice parola. C’è anche una ragione sociale e politica: le messe e le relative parti musicali spesso venivano commissionate da vescovi per celebrazioni, incoronazioni ed altri eventi importanti; la musica diventava quindi anche sinonimo di prestigio e potere.
La messa per ogni autore può avere un carattere diverso: prendiamo per esempio una delle parti più famose, il Dies Irae. Nella messa da requiem di Giuseppe Verdi, nel dies irae c’è impeto, rabbia (non a caso significa proprio “giorno dell’ira” ovvero il giorno del giudizio universale). Se ascoltiamo la stessa sezione ma di Berlioz ne “la grande messa dei morti”, sentiremo una scrittura calma, lineare, quasi ad accettare il proprio destino. Ma cos’è il dies irae? Come abbiamo detto significa “giorno dell’ira” e fa parte del Proprium Missae (vedremo più avanti nella lettura di cosa si tratta), è una sequenza (ovvero una particolare sezione cantata tra il graduale e il vangelo) tra le poche sopravvissute: infatti le sequenze erano centinaia, una per ogni festività, ma le cose cambiarono durante il concilio di Trento del 1545, dove venne richiesto di semplificare la liturgia; le sequenze vennero decimate, e tra le poche sopravvisse anche il Dies Irae.

Ovviamente, la messa non è sempre stata come la conosciamo oggi; infatti, all’inizio era esclusivamente monodica, ovvero con una sola linea melodica, e senza armonie o accompagnamento (insomma, quello che comunemente viene chiamato il canto gregoriano). E di queste Messe non abbiamo un autore preciso, diciamo che erano i primi inizi di collaborazione, i primi featuring: eh già, perché i compositori all’epoca si aiutavano, uno scriveva un pezzetto, il secondo un altro e così via. Ci troviamo circa tra l’VIII e il IX secolo, e tutto ciò è un’idea di Gregorio I, detto Magno. (Canto gregoriano, appunto).
Se andiamo avanti nei secoli, circa attorno al 1360, Guillaume de Machaut non ne voleva sapere di collaborazioni o di dividere la fama, lui sulla sua messa voleva il suo nome…e allora ecco che nasce la prima messa scritta interamente da un singolo autore, la Messe de Notre Dame, importantissima soprattutto perché nonostante sia scritto solo da Guillaume, questa messa è completa, ed è la prima ad esserlo! Ma cosa vuol dire completa? Vuol dire che contiene tutte le parti che, da ora in poi, chiameremo ordinarium missae, messa ordinaria, ovvero quelle parti fisse della messa: in ordine sono Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus e Agnus Dei. Vediamole assieme: la prima parte, il Kyrie, è probabilmente la sezione più antica di tutta la liturgia: è in greco, e il testo è semplicissimo “Signore, pietà; Cristo, pietà; Signore, pietà.” Si, il testo finisce qui ma i compositore sono sempre riusciti a creare linee melodiche e intrecci davvero interessanti.
La seconda sezione, il Gloria, è un inno di gioia e, per rispettare questo carattere, spesso è la parte più festosa e virtuosistica.
Abbiamo poi il Credo, sezione impegnativa in quanto il testo è molto lungo ed è il momento in cui il fedele professa il suo credo, appunto.
Sanctus, invece, è una sezione molto solenne all’interno della celebrazione: “Santo, santo è il signore” dice il testo e spesso la musica è maestrosa.
Infine, arriviamo all’agnus dei, L’agnello di Dio richiede una fase calma e contemplativa.
Alle parti dell’ordinarium si aggiungono le parti del Proprium missae, sezioni che compaiono solo durante alcune festività o che cambiano in ogni messa, rendendola unica (proprio come il dies irae visto poco fa, usato nella messa da requiem).
Ecco che allora, da accompagnamento alla liturgia, alcune Messe diventano veri e propri brani da concerto, opere monumentali che lasciano a bocca aperta.
Da oggi, quindi, ogni volta che sentirete una Messa potrete vantarvi coi vostri amici sfoggiando le varie parti da cui è composta (e magari ingraziarvi anche il prete!)