Ma che differenze ci sono tra le musiche di Mozart e le musiche di Beethoven? Chi dei due era più geniale? E chi più famoso, all’epoca? E che somiglianze avevano?
Queste sono alcune domande che a volte ci poniamo, ma a cui spesso non concediamo il piacere della risposta.

Bentornati nella rubrica Prospettive, oggi per un confronto tra due degli autori più importanti della musica classica!


Wolfgang Amadeus Mozart nasce a Salisburgo il 27 gennaio 1756, in una famiglia in cui la musica era come il pane quotidiano: il padre Leopold infatti era uno dei più importanti trattatisti del secolo, per quanto riguardava il metodo violinistico e la prassi esecutiva.
Già prima della nascita dei suoi 7 figli (di cui solo 2 sopravvissero alla morte nei loro primi anni di vita) era un personaggio rispettato e di rilievo, nell’ambito musicale austriaco e tedesco.
Wolfgang però non era l’unico talento della famiglia: sappiamo da alcune testimonianze scritte e fonti orali che sono arrivate ai giorni nostri che anche la sorella Maria Anna possedeva una dote musicale particolarmente elevata, se non superiore a quella del fratello, a seconda di alcuni storici musicali.
Ma sin dalla tenerissima età il giovane Wolfgang dimostrò le sue incredibili doti esecutive, stilistiche e compositive alle principali corti d’Europa, venendo sempre accompagnato dal padre, che si prese l’incarico di crescere musicalmente il figlio (tralasciando un po’ l’attenzione per gli studi della primogenita).
Leopold in sostanza voleva dare spettacolo nelle corti con le abilità del piccolo, cercando di farlo notare come “bambino prodigio”, probabilmente cercando anche il plauso e il rispetto d’Europa.
Era consapevole infatti di quanto famoso e importante potesse diventare suo figlio nell’ambito musicale, e mise anche da parte la sua carriera artistica per portare Wolgang al cospetto dei più grandi autori occidentali, dai quali “il piccolo genio” assunse i principali stili compositivi.

Wolfgang Amadeus Mozart - Wikipedia


Alcuni studiosi fecero molte ricerche storico scientifiche sulla salute di Wolfgang Amadeus Mozart, poiché notarono che l’autore sarebbe perfettamente rientrato nello spettro delle sindromi di Asperger e di Tourette. Ovviamente però non ci è possibile risalire a delle prove per dimostrare tutto questo.
Eppure abbiamo molte testimonianze per verificare quanto fosse facile e veloce per Mozart comporre musica: si stima che, a partire dai 10-12 anni di vita, scrisse una media giornaliera di 7 pagine di musica.
Riusciva davvero a immaginare la musica dentro di sé, sentendo il semplice bisogno di mettere su carta ciò che egli sentiva dentro. Si trattava di musica perfetta, senza difetti.
È noto infatti che le partiture originali di Mozart contengono pochissime correzioni.
Scrisse tantissimo, e fu davvero famoso per i concerti solistici e le sue opere liriche, ma purtroppo visse fino solo a 35 anni. Morì nel dicembre del 1791 a Vienna per una febbre reumatica e complicazioni renali causati da uno streptococco, nella città dove da anni era ormai un rinomatissimo compositore.

L'apertura del manoscritto autografo della Sinfonia n.1 di Mozart


Nella capitale austriaca, tra la fine del ‘700 e il primo ‘800 visse un altro celeberrimo compositore, Ludwig van Beethoven, che insieme a Mozart e Franz Joseph Haydn fece parte della “Prima scuola di Vienna”.
Si tratta di un movimento musicale sviluppatosi appunto a Vienna, che aveva come fondamenti l’utilizzo dell’armonia tonale (già presente nel Barocco) e l’utilizzo di generi come la sinfonia, il quartetto d’archi e la forma sonata, che videro il loro consolidamento e perfezionamento negli anni del Classicismo (a partire dal 1750 circa).

File:Ludwig Van Beethoven LCCN2003663902.jpg - Wikipedia

Beethoven nacque a Bonn, in Germania, il 17 dicembre 1770 da genitori modesti, il cui stato di salute però peggiorò velocemente a partire dagli ultimi anni del secolo.
Nei primi anni della vita musicale di Ludwig, il padre Johann, continuamente annebbiato dall’alcol, costringeva il piccolo a suonare ed esercitarsi.
Il suo sogno era lo stesso di Leopold Mozart: trasformare il figliolo in un prodigio musicale sin dalla tenerissima età.
Una teoria ancora discussa dagli storici riguarda proprio il certificato di nascita di Beethoven, che secondo alcune ricerche riportava l’anno 1772, modifica apportata proprio dal padre Johann per aumentare l’interesse degli ascoltatori e dei mecenati riguardo le capacità del piccolo, mentendo sulla vera età di Ludwig per molti anni.
Fin da subito il giovane Beethoven ebbe una fortissima predisposizione per la musica, passione irrefrenabile che coltivò intrecciandola con esperienze di vita e fattori caratteriali che lo hanno particolarmente contraddistinto.
In realtà non parliamo di un carattere forte e sicuro: Beethoven, al contrario di Mozart, era una persona introversa, schiva, misteriosa, a volte anche scostante.
Un po’ per natura e un po’ per l’avanzare della sua sordità, il compositore tedesco inoltre non aveva particolari relazioni sociali (comunicava principalmente in maniera scritta con i suoi “Quaderni di conversazione”) né tantomeno degli interessi amorosi corrisposti, fattore che lo segnerà non poco nel corso della sua vita.
Questa sua personalità, sommata ad una progressivo disinteresse per il ruolo di compositore di corte, lo portò alla scelta di comporre per se stesso, vendendo la sua musica a chi se ne interessava.
Per questo motivo al nome di Beethoven è affiancato l’odierno epiteto “freelance”, una figura artistica naturalmente molto diversa dal concetto mozartiano.

È quasi certo che Mozart e Beethoven si incontrarono a Vienna, probabilmente tra il 1787 e il 1788 forse in occasione di alcune rappresentazioni teatrali delle opere del salisburghese.
Il giovane compositore di Bonn ricevette lezioni da Haydn, una delle personalità musicali più influenti della storia della musica, completando poi la sua formazione con Antonio Salieri e Johann Albrechtsberger, all’epoca Kappelmeister nella Cattedrale di Santo Stefano.
L’inizio dello studio della composizione fu il motivo per cui Beethoven lasciò l’Università di Bonn e la famiglia che dimorava in Germania, per trasferirsi a Vienna.
Durante questa nuova e dura vita nella capitale, il giovane per aiutare economicamente la famiglia lavorava come organista e violista in diverse orchestre tra l’Austria e la Germania sud-occidentale. Venne anche riconosciuto nei principali salotti borghesi di Vienna come il “principale virtuoso alla tastiera”, superando interpreti come Muzio Clementi e Johann Hummel.

File:Bernardo Bellotto, il Canaletto - View of Vienna from the Belvedere.jpg  - Wikipedia


Celebre per la sua sordità esordita nel 1796 e, progressivamente, diventata completa dal 1819, Beethoven non smise mai di comporre, di dirigere ed eseguire musica. Ebbe il sostegno economico di diversi mecenati, tra cui il violinista Rodolphe Kreutzer e il conte Ferdinand von Waldstein.
Come Mozart, nonostante il peggioramento della sua salute, non si fermò mai: tra le sedute di inalazioni di sali curativi medici e riposi nella sua casa di Heiligenstadt, nella campagna viennese settentrionale, Beethoven si trovò nel pieno del cosiddetto “periodo tardivo”, in cui scrisse gli ultimi quartetti per archi, l’ultima Sonata per pianoforte (la n.32), le 33 Variazioni su un tema di Anton Diabelli, la Missa Solemnis op.123 e ovviamente la Nona sinfonia, op.125, il suo Magnum Opus dove incanalò tutta la sua capacità compositiva.

Lo stile compositivo beethoveniano sin da subito fu attraversato dalle caratteristiche della cultura romantica, via via sempre più presente nella sua produzione.
Beethoven è infatti considerato, insieme a Franz Schubert (per alcuni particolari), il principale collegamento tra il Classicismo e il Romanticismo musicale.
Quest’ultimo è un periodo trasversale a tutte le arti, particolarmente significativo in quella figurativa, letteraria e, appunto, musicale.
Alcune tecniche del “sublime” e della letteratura dello Sturm und Drang, insieme a un progressivo spostamento d’interesse da parte dei compositori verso l’ampliamento delle possibilità armoniche, dello stravolgimento delle forme o la creazione di nuove, fanno parte del sentimento musicale che caratterizza l’Ottocento, a partire da Beethoven stesso.


Come abbiamo già anticipato, Mozart, essendo antecedente a Beethoven, insieme ad Haydn contribuì a creare e a solidificare forme, generi e stili musicali: basti pensare, per esempio, alla forma sonata o alla sinfonia.
La prima (sulla quale è ancora vivo il dibattito della classificazione come “forma” o “genere”), nasce e si trasforma nel corso del Settecento, cambiando spesso struttura e lunghezza , fino ad arrivare allo schema formale utilizzato da Beethoven.

Beethoven invece rivoluzionò le forme musicali ereditate dal Classicismo di Haydn e Mozart, non per distruggerle, ma per ampliarle e piegarle a nuove e profonde esigenze espressive.
In particolare, fu fondamentale l’apporto che egli diede a generi come la Sinfonia e il Quartetto d’archi: dilatò le durate dei primi movimenti (basti pensare per esempio alle sue nove sinfonie), unì dal punto di vista logistico ed esecutivo gli ultimi due movimenti. In particolare, la forma del terzo movimento (Minuetto) diventa uno Scherzo, dunque più rapido ed energico, mentre l’ultimo perde la leggerezza del Rondò, aumentando il peso e l’importanza, per ottenere incisività.


Ma quindi, in fin dei conti, quale dei due compositori è stato più importante e più geniale?
Senza dubbio è difficile deciderlo, e inevitabilmente (ma giustamente) in ognuno di noi prende vita un gusto soggettivo, preferendo la produzione di uno dei due autori.
Bisogna ricordare le novità fondamentali che entrambi, in maniera diversa, danno alla storia della musica, e sentirsi affini ad un certo modo di concepire la propria esistenza terrena, attraverso uno stile di vita e un certo tipo di personalità.
Non ultimo, è molto importante ciò che si percepisce musicalmente, dalla bellezza dei temi all’armonia che viene utilizzata, dove Mozart tende a “solidificare” le caratteristiche del Classicismo, e Beethoven a “rivoluzionare” e “aggiungere” nuovi concetti di stati d’animo.

Condividi questo articolo

Condividi su Facebook
Condividi su X
Condividi su LinkedIn

Scritto da

Partecipa alla conversazione